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Pasta alla trappitara

Il "trappeto", ossia il frantoio, dà il suo nome a questo piatto tradizionale, nato appunto per consumare e assaporare l'olio evo novello appena prodotto dopo la raccolta delle olive.
Questo gustoso piatto era offerto dal "trappitaro", il gestore del frantoio,  ai contadini in attesa della macinatura delle loro olive, nel mese di novembre.

Si inizia versando olio abbondante in una padella con due spicchi d'aglio "in camicia", cioè non priva della pellicina esterna,  si aggiungono i peperoni dolci secchi, privi dei semi, in piccoli pezzi, quando l'aglio è imbiondito, a fuoco spento, facendo attenzione a non bruciarli. Intanto si sarà proceduto a porre l'acqua sul fuoco, così da versarne un mestolo nella padella e si proseguirà la cottura per qualche minuto, fino a che l'olio non si colorerà leggermente di rosso.

La pasta (in genere gli spaghetti o fatta in casa come la pasta "alla chitarra" o "la mugnaia"), richiede una cottura rigorosamente "al dente". Dopo averla perfettamenta scolata, si fa saltare in padella con il condimento preparato, aggiungendo, al bisogno, un po' di acqua di cottura messa da parte in precedenza. Prima di servire, viene aggiunta polvere di peperone dolce, prezzemolo fresco tritato e peperoncino piccante a piacere.

Un'altra variante di questa ricetta prevede l'aggiunta di alici e mollica di pane raffermo abbrustolita. In questo caso le alici andranno imbiondite in padella con l'aglio e solo a fine cottura andrà aggiunta la mollica.

Ingredienti per quattro persone: 400 gr di spaghetti (o pasta a piacere), due spicchi di aglio rosso di Sulmona, olio evo, 8 peperoni dolci secchi di Altino, peperoncino, prezzemolo, sale q.b., peperone dolce in polvere.

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